“Persephøne” di AV. – Preview

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-Va bene, va bene, ho capito. Ammetto di avere un problema. Non mi piace uscire. C’è forse qualcosa di sbagliato? Si può vivere benissimo in questo modo. Sono ormai anni che non attracco sulla terraferma. Ne sento il bisogno? No. Nessun bisogno impellente. Si vive benissimo anche così, e altrochè. Sono indipendente, e tutto ciò di cui ho bisogno dal mondo esterno, posso riceverlo tramite corriere telepost. Quindi non capisco il motivo di queste sue richieste assurde. Forse la vita con me le risulta… troppo claustrofobica? – ridacchiò con una punta di disprezzo.

Da “Persephøne”, di AV.

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Poeti Contemporanei – Pierluigi Cappello

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Per Natale ho ricevuto in regalo da mio padre il nuovo libro di Pierluigi Cappello, “Questa Libertà”. Ho cosi’ scoperto la storia e l’inventiva di questo poeta friulano di gran talento, uno dei piu’ rispettati esponenti della poesia italiana contemporanea. Devo dire che fa piacere vedere come una regione silenziosa e brulla come il nostro Nord-est sia ancora capace di produrre poeti autentici come Pierluigi, cioè artisti che riescono davvero ad affermarsi a livello nazionale. Anche in questi tempi indubbiamenti un poco bui per la cultura e la letteratura italiana.

Qualche notizia sul poeta: Pierluigi e’ nato e cresciuto vicino Gemona del Friuli, nel 1967. Paraplegico dall’ eta’ di sedici anni a causa di un incidente in moto, dalla fine degli anni 90’ in poi Pierluigi è riuscito ad imporsi con grande vigore sulla timida scena poetica italiana. Eh gia’, perche’ devo dire onestamente che Pierluigi non e’ il “solito” poeta friulano (molti dei quali giustificano con l’uso stilistico della “madrelenghe” friulana il centro della loro poetica). Pierluigi è un poeta dal sapore “nazionale”, e un degno discepolo dell’eredita’ poetica lasciati dai nostri grandi maestri italiani. La sua è una poesia che riesce piacevolmente ad essere “italiana”, senza naturalmente tradire gli influssi della sua terra d’origine e il costante richiamo delle radici.

Premi:

Moltissimi i premi e riconoscimenti che hanno segnato la sua giovane carriera, qualche menzione: Città di San Vito 1999 , Lanciano-Mario Sansone 1999, Premio Montale 2004, Premio Nazionale Letterario Pisa; il Premio Bagutta 2007, Superpremio San Pellegrino 2007, Premio Speciale della Giuria “Lagoverde 2010”, Premio Viareggio-Repaci 2010, etc. etc.

Ma lasciamo da parte i vuoti cenni biografici. Vorrei piuttosto lasciare spazio ad una sua lirica:

Parole povere
Uno in piedi, conta gli spiccioli sul palmo
l’altro mette il portafoglio nero
nella tasca di dietro dei pantaloni da lavoro.

Una sarchia la terra magra di un orto in salita
la vestaglia a fiori tenui
la sottoveste che si vede quando si piega.

Uno impugna la motosega
e sa di segatura e stelle.

Uno rompe l’aria con il suo grido
perché un tronco gli ha schiacciato il braccio
ha fatto crack come un grosso ramo quando si è spezzato
e io c’ero, ero piccolino.

Uno cade dalla bicicletta legata
e quando si alza ha la manica della giacca strappata
e prova a rincorrerci.

Uno manda via i bambini e le cornacchie
con il fucile caricato a sale.

Uno pieno di muscoli e macchie sulla canottiera
Isolina portami un caffé, dice.

Uno bussa la mattina di Natale
con una scatola di scarpe sottobraccio
aprite, aprite. È arrivato lo zio, è arrivato
zitto zitto dalla Francia, dice, schiamazzando.

Una esce di casa coprendosi un occhio con il palmo
mentre con l’occhio scoperto piange.

Una ride e ha una grande finestra sui denti davanti
anche l’altra ride, ma non ha né finestre né denti davanti.

Una scrive su un involto da salumiere
sono stufa di stare nel mondo di qua, vado in quello di là.

Uno prepara un cartello
da mettere sulla sua catasta nel bosco
non toccarli fatica a farli, c’è scritto in vernice rossa.

Uno prepara una saponetta al tritolo
da mettere sotto la catasta e il cartello di prima
ma io non l’ho visto.

Una dà un calcio a un gatto
e perde la pantofola nel farlo.

Una perde la testa quando viene la sera
dopo una bottiglia di Vov.

Una ha la gobba grande
e trova sempre le monete per strada.

Uno è stato trovato
una notte freddissima d’inverno
le scarpe nella neve
i disegni della neve sul suo petto.

Uno dice qui la notte viene con le montagne all’improvviso
ma d’inverno è bello quando si confondono
l’alto con il basso, il bianco con il blu.

Uno con parole proprie
mette su lì per lì uno sciopero destinato alla disfatta
voi dicete sempre di livorare
ma non dicete mai di venir a tirar paga
ingegnere, ha detto. Ed è già
il ricordo di un ricordare.

Uno legge Topolino
gli piacciono i film di Tarzan e Stanlio e Ollio
e si è fatto in casa una canoa troppo grande
che non passa per la porta.

Uno l’ho ricordato adesso adesso
in questo fioco di luce premuta dal buio
ma non ricordo che faccia abbia.

Uno mi dice a questo punto bisogna mettere
la parola amen
perché questa sarebbe una preghiera, come l’hai fatta tu.

E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio
ma io non la metterei la parola amen
perché non ho nessuna pietà di voi
perché ho soltanto i miei occhi nei vostri
e l’allegria dei vinti e una tristezza grande.

(da “Mandate a dire all’Imperatore”)

Nel suo stile ho ritrovato il sapore dei luoghi della mia infanzia, una lingua ed immagini ruvide ma piene di passione, al servizio di un costante anelito verso la bellzza e la libertà. Proprio un ritratto sentimentale perfetto per i paesaggi desolati della nostra regione.

Allego un video con una lettura dello stesso poeta.

AV.

Postcards from Hanoi

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La piccola Thu, 3 o 4 anni, si gira verso di me e, puntualmente,  si esibisce nel solito strano ballo: mi è difficile immaginare come un occidentale possa farle venire in mente quelle movenze goffe.  Vorrei chiederle il motivo, ma forse per il momento il mio vietnamita può soltanto spaventarla, e allora mi limito a  spaventarla veramente con delle linguacce.

Il vecchio che ha una casa (si fa per dire) vicino a me è sempre sorridente, e per quante volte abbia cercato di spiegargli che non sono francese, purtroppo mi ha marchiato come tale. La sua bandiera vietnamita (rossa con una stella gialla al centro) torreggia su un’asta obliqua posta a mo’ di protezione, un po’ come l’aglio in Transilvania. Ho sempre invidiato questo amore incondizionato per la propria patria e i propri simboli che ho trovato qui, ogni famiglia ha una bandiera da appendere almeno in questo periodo del Tet, il capodanno vietnamita: è un punto di partenza che mi dice “Nonostante tutto, questo Paese si sveglierà, questo Paese ha delle speranze, di crescere, di  voltare le sue pagine”.

Mentre penso a questo sono impegnato a spostare un cavo dal balcone con un bastone, industriandomi inutilmente, data la lunghezza ridotta dell’arnese. Il vecchio sfila via la bandiera dall’asta per aiutarmi e me la porge con quel sorriso che lo contraddistingue.

“Qui attorno è sicuro, non c’è bisogno delle grate!” mi dice. E ci sarebbe da credergli, quando ti accorgi che nel vicinato (un labirinto di vie strette che ricorda le parti più vecchie di Shanghai) i bambini giocano e si rincorrono fino a mezzanotte inoltrata, i neonati strillano, le mamme vegliano-

Alle cinque e mezza del mattino la città si sveglia… anche se i galli, forse storditi dall’inquinamento atmosferico, sembrano confusi e cantano anche a notte fonda.

Andare a lavoro (o semplicemente da qualche parte) è una sfida, un vero e proprio test è attraversare le strade indovinando i tempi giusti per non essere investito da un bus o preso in pieno da uno dei 4 milioni di motorini che attraversano la città ogni giorno.  Con il tempo diventa acquisire i giusti meccanismi diventa naturale.

Lungo le strade non mancano certo le tentazioni: i locali sono molto orgogliosi della loro cucina e del loro “street food”. I veri vietnamiti mangiano sui marciapiedi, seduti su sgabelli bassi e circondati da scooter parcheggiati, si dice. E mentre sei immerso nei colori della frutta più strana e nell’odore delle prelibatezze locali, devi certo preoccuparti di dire “no” ai “xe om”, i mototaxi appostati ad ogni incrocio.

(Claudio B.)

sera rush hour 2 il vicinato la mattina

Introducing Claudio B. – Our correspondent from Hanoi

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Dear all, today we would like to quickly introduce our new collaborator, Claudio B.!

Claudio will help us to manage our blog, “Vertigine”. He now lives and works in Hanoi, Vietnam, but he has a strong background on China and Asia overall. Our team has asked his collaboration as a content-writer, and we will be expecting him to focus on stories, facts & news particularly on Vietnam, China, with tips on Asian music, current affairs, travel, etc.

Claudio is also an accomplished musician and a translator. You are welcome to follow his own blog, “Bridges & Windows”, where he posts translations and videos of some his favourite world music (Italian, English, Asian).

And below – a little gem! – that is a picture of Alberto & Claudio taken years ago in China, with the two singing at a karaoke.

Welcome on board, Claudio!

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Salinger (The Movie)

Video

“Writing a book is a horrible, exhausting struggle, like a long bout with some painful illness. One would never undertake such a thing if one were not driven on by some demon whom one can neither resist nor understand.” (G.Orwell)

Do I really need to say anything else?

So looking forward watching this documentary on JDS.